mercoledì 17 gennaio 2007

Dawkins e i quiz morali. Da dove deriva il nostro senso di giusto e sbagliato?


Questo post è il diciannovesimo di una serie dedicata all'ultimo libro di Richard Dawkins, "The God Delusion" (L'illusione di Dio). Per visualizzare tutti i post della serie, cliccate sull'etichetta "L'illusione di Dio", nella colonna laterale del blog.

Ritengo questo episodio uno dei più importanti ed affascinanti della serie. In questo episodio, Dawkins presenta per prima cosa degli indovinelli morali che sicuramente vi sorprenderanno, se non li conoscete già. In seguito, Dawkins presenta evidenza che alcuni nostri principi morali sono innati, nel senso che sono pre-programmati nei nostri cervelli, sin dalla nascita, dalla selezione naturale. (E quindi, in particolare, questi principi morali non derivano dalla religione.) Veniamo alle parole di Dawkins:

Uno studio applicato sulle radici della moralità

Se il nostro senso morale, come il desiderio sessual
e, ha davvero radici nel nostro passato darwiniano [ho saltato la sezione in cui Dawkins introduceva questa tesi, ma la vedremo comunque in seguito, NdM], ed è quindi precedente alla religione, dovremmo aspettarci che la ricerca sulla mente umana riveli alcuni precetti morali universali, che scavalcano le barriere geografiche e culturali, ed anche, crucialmente, le barriere religiose. Il biologo di Harvard Marc Hauser, nel suo libro "Moral minds: how nature designed our universal sense of right and wrong" [menti morali: come la natura ha progettato il nostro senso universale di giusto e sbagliato], ha continuato una linea fruttuosa di esperimenti mentali proposti in origine da filosofi della morale. Lo studio di Hauser servirà allo scopo aggiuntivo di introdurre il modo in cui ragionano i filosofi della morale. Viene posto un ipotetico dilemma morale, e la difficoltà che noi abbiamo a rispondere ci dice qualcosa sul nostro senso di giusto e sbagliato. Ma Hauser va oltre i filosofi, nel fatto che lui effettua dei sondaggi statistici e degli esperimenti psicologici, usando questionari su Internet, per esempio, per investigare sul senso morale di persone reali. Dal nostro punto di vista attuale, ciò che ci interessa è che quasi tutte le persone arrivano alla stessa decisione quando si presentano loro questi dilemmi; il loro accordo su queste stesse decisioni è forte, anche se non sempre riescono a spiegare perché hanno preso quella decisione. Questo è proprio ciò che dovremo aspettarci se davvero avessimo un senso morale pre-programmato nei nostri cervelli, come l'istinto sessuale o la paura delle altezze o, come lo stesso Hauser preferisce dire, la capacità di usare il linguaggio (i dettagli variano da cultura a cultura, ma la struttura profonda soggiacente della grammatica è universale). Come vedremo, il modo in cui le persone rispondono a questi test morali, e la loro incapacità di spiegare le loro ragioni, sembrano largamente indipendenti dalle loro credenze religiose o mancanza di esse. Il messaggio del libro di Hauser, per anticiparlo con parole sue, è questo: "alla guida dei nostri giudizi morali c'è una grammatica morale universale, una facoltà della mente che si è evoluta per milioni di anni per includere un insieme di principi per costruire una gamma di sistemi morali possibili. Come avviene per il linguaggio, noi non siamo consapevoli dei principi che costituiscono la nostra grammatica morale."

Alcuni tipici dilemmi morali di Hauser riguardano un "carrello ferroviario impazzito", che corre senza controllo sulle rotaie di un treno, e che minaccia di investire ed uccidere un certo numero di persone. La storia più semplice consiste in una persona, Denise, che si trova vicino ad uno scambio ferroviario ed è in grado di deviare il carrello verso un binario laterale, in tal modo salvando la vita di cinque persone intrappolate sul binario principale più avanti. Sfortunatamente c'è un uomo intrappolato sul binario laterale. Ma poiché si tratta di un solo uomo, la maggior parte delle persone è d'accordo che per Denise sia moralmente lecito, se non obbligatorio, azionare il cambio e salvare i cinque uccidendo l'uno. Ignoriamo possibilità ipotetiche come il fatto che quell'uomo sul binario laterale sia Beethoven, o un caro amico.

Elaborando questo esperimento mentale si arriva ad una serie di dilemmi morali sempre più laceranti. Che dire se il carrello si può fermare facendo cadere un grosso peso sul suo percorso da un ponte che si trova in alto? E' facile: ovviamente dobbiamo gettare il peso. Ma che fare se l'unico grosso peso disponibile è un uomo molto grasso che siede sul ponte, ammirando il tramonto? Quasi tutti convengono che sia immorale spingere l'uomo grasso giù dal ponte, anche se, da un certo punto di vista, il dilemma potrebbe sembrare analogo a quello di Denise, dove azionare il cambio uccide una persona per salvarne cinque. Ma la maggior parte di noi ha la forte sensazione intuitiva che ci sia una differenza cruciale tra i due casi, sebbene potremmo non essere in grado di articolarla a parole.

L'uomo grasso spinto giù dal ponte ricorda un altro dilemma che viene considerato da Hauser. In un ospedale stanno morendo cinque pazienti, ognuno per una malattia ad un organo diverso. Sarebbero tutti salvi se si trovasse un donatore per il loro particolare organo difettoso, ma non ci sono donatori disponibili. In quel momento il chirurgo nota che in sala d'aspetto c'è un uomo perfettamente sano, con tutti e cinque gli organi in buona condizione e adatti al trapianto. In questo caso, non si riesce a trovare quasi nessuno che dica che l'atto morale è uccidere l'uno per salvare i cinque.

Come per l'uomo grasso sul ponte, la sensazione intuitiva che abbiamo quasi tutti noi è che non si può trascinare all'improvviso una persona innocente che passava lì per caso in una situazione cattiva, ed utilizzarlo senza il suo consenso per il bene di altri. Immanuel Kant notoriamente espresse il principio che un essere razionale non si debba mai utilizzare come mezzo non consenziente per uno scopo, anche se lo scopo è far del bene ad altri. Questo sembra fornire la differenza cruciale tra il caso dell'uomo grasso sul ponte (o quello dell'uomo nella sala d'aspetto dell'ospedale) e l'uomo sul binario laterale di Denise. L'uomo grasso sul ponte sta venendo decisamente usato come mezzo per fermare il carrello impazzito. Questo viola chiaramente il principio di Kant. Invece, la persona che si trova sul binario laterale non sta venendo usata per salvare le vite delle cinque persone sul binario centrale. È il binario laterale che sta venendo usato, e l'uomo ha semplicemente la sfortuna di trovarsi su di esso al momento sbagliato. Ma, quando esprimiamo la differenza in questo modo, perché essa ci soddisfa? Per Kant, si tratta di un assoluto morale. Per Hauser, è qualcosa di pre-programmato dentro di noi dall'evoluzione.

Le situazioni ipotetiche che coinvolgono carrelli impazziti diventano sempre più ingegnose, e i dilemmi morali sempre più tortuosi. Hauser mette a confronto i dilemmi che si trovano a fronteggiare due persone ipotetiche, Ned e Oscar. Ned si trova vicino al binario ferroviario, vicino ad un cambio:

[ Il disegno è mio, non vi lamentate con Dawkins. NdM :-) ]

Diversamente da Denise, che potrebbe deviare il carrello su un lato, il cambio che Ned potrebbe azionare devierebbe il carrello in un loop laterale che poi però tornerebbe di nuovo sul binario principale, subito prima delle cinque persone. Semplicemente azionare il cambio non aiuta: il carrello investirà comunque le cinque persone quando questo loop si ricongiungerà al binario principale. Però, il caso vuole che ci sia un uomo molto grasso sul loop laterale, abbastanza grasso da fermare il carrello.

Dovrebbe Ned azionare il cambio e deviare il treno? L'intuizione della maggior parte delle persone è che non dovrebbe farlo. Ma qual'è la differenza tra il dilemma di Ned e quello di Denise? Presumibilmente le persone si stanno appellando intuitivamente al principio di Kant. Denise , deviando il carrello, gli impedisce di investire le cinque persone, e lo sfortunato che viene ucciso sul binario laterale è un "danno collaterale", per usare un termine affascinante di Rumsfeld. Egli non sta venendo usato da Denise per salvare gli altri. Ned, invece, sta realmente usando l'uomo grasso per fermare il carrello, e la maggior parte delle persone (forse senza rendersene conto), insieme a Kant (che se ne rende conto) vedono questa come una differenza cruciale.

La differenza è di nuovo evidenziata dal dilemma di Oscar. La situazione di Oscar è identica a quella di Ned, tranne che c'è un grande peso di ferro sul loop laterale del binario, abbastanza pesante da fermare il carrello. Chiaramente Oscar non dovrebbe avere problemi nel decidere di azionare il cambio e deviare il carrello. Ma si dà il caso che ci sia un autostoppista che cammina davanti al peso di ferro. Sarà certamente ucciso se Oscar aziona il cambio, tanto quanto l'uomo grasso di Ned. La differenza è che l'autostoppista di Oscar non sta venendo usato per fermare il carrello: egli è danno collaterale, come nel dilemma di Denise. Come Hauser, e come la maggior parte delle persone che si sono sottoposte al test di Hauser, io sento dentro di me che è lecito per Oscar azionare l'interruttore, ma per Ned no. Ma anche io trovo molto difficile giustificare questa mia intuizione. Il punto di Hauser è che spesso non riflettiamo su queste intuizioni morali ma comunque le sentiamo fortemente dentro di noi, a causa della nostra eredità evolutiva.

Avventurandosi in modo affascinante nell'antropologia, Hauser e i suoi colleghi adattarono i loro esperimenti morali per i Kuna, una piccola tribù dell'America centrale con pochissimi contatti con gli occidentali e senza alcuna religione formale. I ricercatori modificarono l'esperimento del carrello con appropriati equivalenti locali, come dei coccodrilli che nuotavano verso le canoe. Con trascurabili differenze dovute a questa traduzione, i Kuna mostrano gli stessi giudizi morali del resto di noi.

Cosa di particolare interesse per questo libro, Hauser si è anche chiesto se le persone religiose differiscano dagli atei nelle loro intuizioni morali. Naturalmente, se la nostra morale deriva dalla religione, dovrebbero essere differenti. Ma sembra che non sia così. Hauser, lavorando con il filosofo della morale Peter Singer, si concentrò su tre dilemmi ipotetici e confrontò i verdetti degli atei con quelli dei religiosi. In ogni caso, ai soggetti si domandava di scegliere se un'azione ipotetica sia moralmente "obbligatoria", "lecita" o "vietata". I tre dilemmi erano:

1. Il dilemma di Denise. Il 90% delle persone rispose che è lecito deviare il carrello, uccidendo l'uno per salvare i cinque.

2. Vedi un bambino che affonda in uno stagno e non c'è alcun altro aiuto in vista. Puoi salvare il bambino, ma i tuoi pantaloni andranno distrutti nel far ciò. Il 97% delle persone è d'accordo che si debba salvare il bambino (sorprendentemente, il 3% apparentemente preferisce salvare i pantaloni).

3. Il dilemma descritto prima sul trapianto degli organi. Il 97% dei soggetti conclude che è moralmente vietato requisire la persona in salute che si trova in sala d'attesa ed ucciderla per avere i suoi organi, salvando in tal modo altre cinque persone.

La conclusione principale dello studio di Hauser e Singer fu che non c'è alcuna differenza statisticamente significativa tra gli atei e i credenti religiosi nel dare questi giudizi. Questo sembra compatibile con la visione, che io e molti altri abbiamo, che non abbiamo bisogno di Dio per essere buoni -- o cattivi.

La cosa più istruttiva di questo post, dal mio punto di vista, è far vedere come la scienza, con il suo metodo sperimentale basato su evidenza, sia in grado di rispondere a domande, anche riguardanti la religione, a cui la religione stessa non è in grado di rispondere.

Per chi volesse approfondire questi temi (innatismo dei nostri principi morali), consiglio i saggi:
  • Il gene egoista, Richard Dawkins
  • The moral animal: why we are the way we are, Robert Wright
  • The origins of virtue: Human Instincts and the Evolution of Cooperation, Matt Ridley
  • Why good is good, Robert Hinde
  • The science of good and evil, Michael Shermer
  • Can we be good without god? , Robert Buckman
  • Moral minds, Marc Hauser
  • Come funziona la mente, Steven Pinker

6 commenti:

Joe Silver ha detto...

Visto che altrove sembravi interessato al "Gene Egoista" e considerato che il libro pare introvabile in libreria, ti segnalo che è allegato a Panorama questa settimana: 6,90 euro + 2,80 euro per la rivistaccia.

Ciao

Maurizio ha detto...

Grazie di cuore.

Possiedo già il gene egoista in italiano; in realtà possiedo tutti i libri di Dawkins in inglese e molti anche in italiano. Comunque grazie davvero.

è vero che in libreria è difficile trovare questi libri, ma se li ordini su Internet, ad esempio su internetbookshop.it, ti arriva dopo 3 giorni.

piuttosto, fino a 3 anni fa era introvabile "l'orologiaio cieco", cosa che mi stupì perché lo ritengo il secondo libro più importante di Dawkins -- la cosa ti fa rendere conto del clima intellettuale che ha attraversato l'Italia tre anni fa. Adesso però il trend è cambiato, a quanto pare, poiché il libro è stato ristampato già due volte, una delle quali a cura di Piero Angela, che ha grande merito in questo senso.

A proposito, bella iniziativa culturale da parte di Panorama.

ciao, teniamoci in contatto.

Joe Silver ha detto...

Il fatto è che Il gene egoista in italiano è introvabile anche su IBS, mentre L'orologiaio cieco è stato ristampato recentemente, ma si esaurisce presto (forse dovrebbero farne più copie...)

Ti consiglio, se ti interessano l'argomento evoluzione e soprattutto i suoi risvolti filosofici, un libro 'epocale', se non l'hai già letto: Il caso e la necessità di Jacques Monod. Forse un po' invecchiato per ciò che riguarda le scoperte scientifiche, del resto è del 1970, e un po' ostico nella parte centrale, in cui si descrive le funzioni delle proteine e la traduzione e la replicazione del codice genetico. Ma molto interessante per le sue riflessioni filosofiche sul cambiamento di prospettive che le scienze biologiche hanno imposto nella nostra concezione del mondo.

Ciao

Maurizio ha detto...

Molto interessante, grazie.

taddy ha detto...

Poichè "The moral animal. Why we are the way we are" di R. Wright non è stato tradotto in italiano, ne sto facendo una sorta di traduzione, sunto, commento sul sito www.velistipercaso.it nel forum "amore, sesso e passioni" nel sottoforum "filosofando"; magari interessa a qualcuno!

Sempre a scopo divulgativo ho anche scritto un libro "Dal Big Bang a Dio. Il lungo viaggio della vita" che è liberamente scaricabile nel sito www.geocities.com/biochimicaditutti
Ciao Taddy

Maurizio ha detto...

Interessante iniziativa, ma "filosofando" è un thread lunghissimo scorribile solo un post per volta...