
Questo post è il dodicesimo di una serie dedicata all'ultimo libro di Richard Dawkins, "The God Delusion" (L'illusione di Dio). Per visualizzare tutti i post della serie, cliccate sull'etichetta "L'illusione di Dio", nella colonna laterale del blog.
Vorrei affrontare adesso il capitolo in cui Dawkins esamina le dimostrazioni dell'esistenza di Dio. Il capitolo è diviso in otto sezioni: le dimostrazioni di San Tommaso D'Aquino, l'argomento ontologico ed altre dimostrazioni "a priori", l'argomento della bellezza presente nel mondo, l'argomento dell' "esperienza personale", l'argomento delle Sacre Scritture, l'argomento degli scienziati che nutrono ammirazione per la religione, la scommessa di Pascal, gli argomenti bayesiani.
Le dimostrazioni di San Tommaso d'Aquino
Le cinque "dimostrazioni" fatte da Tommaso d'Aquino nel tredicesimo secolo non provano nulla, e si possono facilmente -- sebbene io esiti a dirlo data la sua eminenza -- liquidare come sbagliate. Le prime tre sono solo modi diversi di dire la stessa cosa, e si possono considerare insieme. Hanno tutte al loro centro un regresso infinito -- la risposta ad una domanda solleva una domanda precedente e così via all'infinito.
- Il motore non mosso. Niente si muove senza un motore precedente. Questo ci porta ad un regresso, da cui l'unica via di fuga è Dio. Qualcosa deve aver dato la prima mossa, e questo qualcosa lo chiamiamo Dio.
- La causa non causata. Niente è causato da se stesso. Ogni effetto ha una causa precedente, ed ancora una volta veniamo spinti all'indietro in un regresso. Questo regresso deve essere terminato da una "causa prima", che chiamiamo Dio.
- L'argomento cosmologico. Ci deve essere stato un tempo in cui non esisteva alcuna cosa fisica. Ma, poiché le cose fisiche esistono adesso, ci deve essere stato qualcosa di non fisico che le ha portate ad esistere, e questo qualcosa noi chiamiamo Dio.
Tutti e tre questi argomenti si affidano all'idea di "regressione" ed invocano Dio per terminarla. Fanno l'assunzione assolutamente illecita che Dio stesso sia immune alla regressione. Anche se ci concediamo il lusso discutibile di postulare arbitrariamente un terminatore ad un regresso infinito e di dargli un nome, semplicemente perché ce ne occorre uno, non c'è assolutamente alcuna ragione per attribuire a questo terminatore alcuna delle proprietà che normalmente vengono attribuite a Dio: l'onnipotenza, l'onniscienza, la bontà, la creatività della progettazione, per tacere di attributi umani come l'ascoltare le preghiere, il perdonare i peccati, il leggere i pensieri più intimi. (Tra parentesi, non è sfuggito ai logici che l'onniscienza e l'onnipotenza sono mutualmente incompatibili. Se Dio è onnisciente, deve già sapere come egli stesso interverrà per cambiare il corso della storia usando la sua onnipotenza. Ma questo significa che non può cambiare idea sul suo intervento, e quindi non è onnipotente. )
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Per tornare al regresso infinito ed alla futilità di invocare Dio per terminarlo, è molto più economico postulare, ad esempio, una "grande singolarità Big Bang", o qualche altro concetto fisico finora ignoto. Chiamarlo Dio è nel caso migliore inutile e nel caso peggiore perniciosamente fuorviante. La Ricetta Nonsense per Cotolette Sbriciolose di Edward Lear ci invita a "procurarci delle fettine di bistecca, tagliarle nei pezzi più piccoli possibile, poi tagliarle ancora più piccole, otto o forse nove volte". Alcuni regressi raggiungono sicuramente un terminatore naturale. Gli scienziati si chiedevano che cosa succederebbe se tu dividessi, ad esempio, l'oro nei pezzi più piccoli possibile. Perché non dovresti tagliare a metà uno di questi pezzi e produrre un pezzetto d'oro ancora più piccolo? Il regresso in questo caso è terminato decisamente dall'atomo. Il pezzo d'oro più piccolo possibile è un nucleo che consiste di esattamente 79 protoni ed un numero di neutroni leggermente superiore, accompagnato da 79 elettroni. Se "tagli" l'oro oltre il livello del singolo atomo, ciò che ottieni non è più oro. L'atomo fornisce un terminatore naturale al tipo di regresso delle Cotolette Sbriciolose. Non è affatto chiaro che Dio fornisca un terminatore naturale al regresso di Tommaso d'Aquino. E questo significa essere gentili, come vedremo in seguito. Proseguiamo con la lista di d'Aquino.
4. L'argomento del grado. Notiamo che le cose nel mondo sono diverse. Ci sono dei gradi di, diciamo, bontà o perfezione. Ma noi giudichiamo questi gradi solo comparandoli ad un massimo. Gli umani possono essere sia buoni che cattivi, quindi la bontà massima non può risiedere in noi. Quindi ci deve essere qualche altro massimo che definisca gli standard della perfezione, e questo massimo lo chiamiamo Dio.
E questo sarebbe un argomento? Nello stesso modo potremmo dire che le persone puzzano in modo diverso ma possiamo effettuare una comparazione solo riferendoci ad un massimo perfetto di puzza concepibile. Quindi ci deve essere un puzzone supremo ed ineffabile, e questo lo chiamiamo Dio. Oppure sostituite qualunque dimensione di comparazione ed arriverete ad una conclusione ugualmente fatua.
5. L'argomento teleologico, o l'argomento della progettazione. Le cose nel mondo, specialmente le cose viventi, appaiono come se fossero state progettate. Niente di ciò che conosciamo appare frutto di progettazione a meno che non sia stato davvero progettato. Quindi deve esserci stato un progettista, e lo chiamiamo Dio. D'Aquino usò l'analogia di una freccia che si muove verso un obiettivo, ma un moderno missile teleguidato sarebbe stato più adatto il suo scopo.
L'argomento della progettazione è l'unico che sia oggi ancora regolarmente usato, ed alcuni lo considerano come l'argomento definitivo, che pone fine alle discussioni. Il giovane Darwin ne fu impressionato quando, prima di laurearsi, lo lesse sul libro "teologia naturale" di William Paley. Sfortunatamente per Paley, il Darwin adulto lo fece a pezzi. Probabilmente non c'è mai stato un annientamento più devastante di una credenza popolare per mezzo della ragione, della distruzione fatta da Darwin dell'argomento della progettazione. Grazie a Darwin, non è più vera la frase "niente di ciò che conosciamo sembra progettato a meno che non sia progettato". L'evoluzione per selezione naturale produce un'eccellente imitazione della progettazione, che arriva ad altezze prodigiose di complessità e di eleganza. E tra queste vette di progettazione apparente ci sono i sistemi nervosi che -- tra le loro molte imprese -- hanno un comportamento per cui perseguono degli obiettivi, comportamento che, anche in un piccolo insetto, somiglia ad un missile teleguidato più di una semplice freccia che vada sull'obiettivo. Tornerò all'argomento della progettazione nel capitolo 4. [ Il libro in cui Dawkins tratta nel modo più completo l'argomento della progettazione apparente è "l'orologiaio cieco", che consiglio caldamente a tutti, NdM ]
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